Soltanto in pochi casi il problema della disattenzioneè più grave e può essere attribuito a un Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività (DDAI o ADHD che è l'acronimo inglese per Attention Deficit and Hyperactive Disorder) si manifesta con un insieme di sintomi che spesso possono essere confusi con la semplice distraibilità, con la mancanza di motivazione e/o concentrazione, con la semplice mancanza di interesse nei confronti di una certa materia scolastica, e/o con l'irrequietezza tipica dell'età adolescenziale. Anche la caratterizzazione clinica di questo disturbo, così come riportata in versioni successive del DSM (il manuale diagnostico dello psicologo e dello psichiatra) ha posto l'accento di volta in volta o sui sintomi di disattenzione o su quelli dell'iperattività, assumendo che il disturbo si può presentare in diversi sottotipi (Tipo Combinato, Tipo Con Disattenzione Predominante, Tipo Con lperattività-lmpulsività Predominanti). I sintomi possono, poi, evolvere nel corso dello sviluppo per cui un bambino iperattivo e disattento può diventare un adulto che è solo impulsivo. Pare che l'incidenza del disturbo sia prevalente nei maschi.
La disattenzione, all'interno del DDAI, viene rilevata se sono presenti alcuni dei seguenti sintomi negli ultimi sei mesi: incapacità di prestare attenzione ai particolari e frequenti errori di distrazione nei compiti scolastici, sul lavoro, o in altre attività; difficoltà a mantenere l'attenzione sul compiti o sulle attività di gioco; tendenza a cambiare spesso argomenti del discorso; tendenza a non seguire le istruzioni e a non portare a termine i compiti scolastici, le incombenze, o i doveri sul posto di lavoro (non a causa di comportamento oppositivo o di incapacità di capire le istruzioni); frequente difficoltà a organizzarsi nei compiti e nelle attività; tendenza a evitare di impegnarsi in compiti che richiedono sforzo mentale protratto (come compiti a scuola o a casa); frequenti episodi di smarrimento degli oggetti necessari per i compiti o le attività (per esempio, giocattoli, compiti di scuola, matite, libri, o strumenti); facilità a essere distratto da stimoli estranei; tendenza a essere sbadato nelle attività quotidiane.
L'iperattività e l'impulsività si caratterizzano per: frequente irrequietezza nel muovere mani o piedi o tentativi di dimenarsi sulla sedia; tendenza a lasciare il proprio posto a sedere in classe o in altre situazioni in cui ci si aspetta che si resti seduto; saltelli e corse in situazioni in cui ciò è fuori luogo (negli adolescenti a negli adulti, ciò può limitarsi a sentimenti soggettivi di irrequietezza); difficoltà a giocare o a dedicarsi a divertimenti in modo tranquillo; sensazione costante di essere "sotto pressione" o tendenza ad agire come in preda a un motorino" interno; tendenza a parlare troppo; tendenza a "sparare" le risposte prima che le domande siano state completate; difficoltà ad attendere il proprio turno; tendenza a interrompere gli altri o a essere invadente nel loro confronti (per es., intromettersi nelle conversazioni o nei giochi).
È necessario, poi, che alcuni dei sintomi di iperattività-impulsività o di disattenzione siano stati presenti prima dei 7 anni di età; che i sintomi riguardino almeno due contesti (per esempio, a scuola o al lavoro e a casa) e che non si accompagnino ad altre patologie psichiatriche (per esempio schizofrenia, disturbo psicotico ecc.).
La valutazione del disturbo viene fatta dal clinico attraverso prove standardizzate che mirano a verificare l'effettiva presenza del disturbo. Esistono programmi metacognitivi che tendono a contrastare la tendenza all'impulsività, soprattutto pubblicati dalla casa editrice Erickson. Essi mirano a una serie di obiettivi quali la capacità, da parte del soggetto di pianificare le scelte in compiti cognitivi, evitando la tendenza di rispondere "a caso", anche attraverso le tecniche di "costo della risposta" (prima di cominciare un compito, il soggetto ha a disposizione un certo numero di punti; ogni volta che risponde impulsivamente perde un punto) e insegnano strategie di "problem solving".
Queste strategie prevedono che, di fronte a un compito nuovo, l'approccio giusto è quello di seguire dei passi in sequenza: