Problemi irrisolti

Mi chiedevo quale fosse il modo per scoprire problemi non risolti in un qualsiasi campo: ad esempio nell'informatica! Io sono uno studente di ingegneria informatica al penultimo anno e sono stanco di programmare cose che già qualcun'altro ha fatto! Grazie per l'attenzione.

Gianpiero Napoli
16 gennaio 2003
Se si potesse rispondere in modo esauriente alla sua domanda avremmo risolto il problema della ricerca: da una parte ciò sarebbe molto soddisfacente, dall'altra tuttavia perderemmo una della gioie più intense concesse agli umani, quella appunto di imbattersi nei problemi nuovi con la stessa casualità guidata con cui ci si imbatte in una regione inesplorata.
Non credo che ci sia un metodo per scoprire dei problemi nuovi, è vero peraltro che l'allenamento, la preparazione e l'esperienza aiutano, come aiutano la collaborazione e il dialogo con gli altri. Molti sostengono che alcuni sono più abili di altri in questa attività per doti innate, alcuni posseggono cioè certe capacità (intuito, immaginazione, sensibilità) difficili da descrivere in termini precisi e le sanno sfruttare in modi altrettanto difficili da descrivere. Altri negano l'esistenza di queste capacità e ritengono che tutti, in linea di principio, siano in grado di fare scoperte: per i primi esiste il genio, per gli altri il genio è solo il risultato di un'intensa applicazione.
Senza voler tentare di risolvere la diatriba, posso però dire, per mia esperienza, che nella nostra mente accadono fenomeni di carattere aleatorio (qualcuno dice che il caso è semplicemente un nome che diamo alla nostra ignoranza) i quali ci guidano per combinazioni fortuite e fortunate verso le scoperte: il primo passo è spesso frutto di intuizione o caso o fatalità (quella che in campo artistico si chiama ispirazione), poi, una volta avviata la marcia, si procede in modo più razionale.
Certo non serve molto starsene a pancia all'aria ad aspettare l'ispirazione: l'ispirazione va in qualche modo aiutata o guidata o agevolata: bisogna insomma creare le condizioni favorevoli alla sua presenza. Ma anche studiare troppo ciò che hanno fatto gli altri, diventare filologi delle scoperte già fatte o rimasticare i risutati altrui, insomma dar troppo peso ai testi, ai manuali, alle strade già tracciate può impacciare l'inventiva.
Si tratta, come spesso accade nelle cose umane, di trovare il giusto equilibrio, dove "giusto" ha un significato che è difficile formalizzare (è come il senso dell'umorismo, chi ce l'ha ce l'ha e chi non ce l'ha non ce l'ha...)
Giuseppe O. Longo Dipartimento di Elettrotecnica Elettronica Informatica (DEEI), Università di Trieste
Mauro Capocci

Mauro Capocci

Nato nel 1974 si è laureato in Filosofia della Scienza all'Università di Roma La Sapienza nel 1998, e ha conseguto il dottorato di ricerca in Storia della Scienza all'Università di Firenze nel 2003. Attualmente fa ricerca sulla storia e la filosofia delle scienze della vita alla Sezione e al Museo di Storia della Medicina dell'Università di Roma La Sapienza. È redattore di diverse opere dell'Istituto dell'Enciclopedia Italiana Treccani, e collabora con diverse riviste di divulgazione scientifica ("Galileo", "Sapere", "Le Scienze") e con il gruppo Laser (Laboratorio Autonomo di Scienza Epistemologia e Ricerca), collettivo composto da ricercatori scientifici migrati nei cinque continenti, nato all’inizio degli anni Novanta dalle lotte studentesche dell’Università La Sapienza di Roma.


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