Celle a combustibile

Su quali principi fisici funzionano le celle a combustibile, più prosaicamente note come il motore a idrogeno, e quali sono oggi i principali problemi tecnologici a una loro applicazione?
Stefano Milanese
8 gennaio 2003
La prima cella a combustibile venne costruita nel 1839 da Sir William Grove, un giudice gallese e scienziato gentiluomo. Il serio interesse per le celle a combustibile quale generatore di energia non sorse prima degli anni '60 con i programmi spaziali che adottarono questa tecnologia a scapito del nucleare, di maggior rischio, e del solare, più costoso. Tutti i veicoli spaziali dei programmi Gemini, Apollo e tuttora dello Space Shuttle utilizzano con successo questa tecnologia.

La cella a combustibile è un generatore elettrochimico che viene alimentato da un combustibile (tipicamente idrogeno, alcool o metano) e un ossidante (ossigeno o aria) e da cui si ricavano corrente elettrica continua, acqua e calore. Come tutti gli elementi voltaici, essa è composta essenzialmente da due elettrodi, catodo e anodo, e da un elettrolito che permette la migrazione degli ioni.

Il combustibile e i gas ossidanti lambiscono rispettivamente l'anodo e il catodo sulle facce opposte a quelle in contatto con l'elettrolito. Data la porosità degli elettrodi, vengono in questo modo continuamente alimentate le reazioni di ossidazione del combustibile e di riduzione dei gas ossidanti.

Un aspetto di importanza fondamentale per le applicazioni delle celle a combustibile, è rappresentato dal fatto che gli effluenti (acqua e gas esausti), che vanno continuamente rimossi dalla cella, non contengono sostanze inquinanti.

L'anodo, cioè il polo negativo della cella, ha varie funzioni: conduce gli elettroni che sono liberati dall'idrogeno molecolare in modo che possano venire utilizzati da un circuito esterno, ed ha canali al suo interno per far sl che l'idrogeno gassoso venga equamente disperso sulla superficie del catalizzatore.

Il catodo, che è il polo positivo, ha le stesse caratteristiche in modo da disperdere l'ossigeno sul catalizzatore, inoltre riconduce a quest?ultimo gli elettroni provenienti dal circuito utilizzatore. Tali elettroni, ricombinandosi con gli ioni idrogeno e l'ossigeno, contribuiranno alla formazione dell'acqua.

L'elettrolito è una membrana di scambio di protoni. Questo materiale, appositamente trattato, assomiglia alle pellicole plastiche che si utilizzano in cucina, è in grado di condurre solo ioni carichi positivamente, bloccando anche gli elettroni, che sono negativi.

Il catalizzatore è un materiale che facilita la reazione tra ossigeno e idrogeno. È generalmente una polvere di platino che ricopre finemente una carta o tessuto carbonati. Il catalizzatore è poroso in modo da massimizzare la superficie esposta all'idrogeno e all'ossigeno. La parte ricoperta di platino del catalizzatore è affacciata alla membrana di scambio dei protoni (PEM).

 

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Ndr: risposta estratta da un articolo di Luca Boarino pubblicato su "Volontari Per Lo Sviluppo". Per la versione integrale dell'articolo in PDF clicca qui.
Luca Boarino INRIM, Istituto Nazionale di Ricerca Metrologica, Torino
Keywords: fisica, nanotecnologie

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