La formazione dell'Universo

Avrei una domanda da porre sulla creazione dell'Universo, sul famoso big bang.Come è possibile che sia avvenuta un'esplosione che ha generato tutto quello che ci circonda se nello spazio c'è il vuoto? Nel vuoto la materia non avrebbe dovuto implodere?
Massimo Boscotrecase
15 dicembre 2002
Vi sono forti evidenze osservative che indicano l'esistenza nel passato di una fase del nostro Universo in cui la densità di materia e radiazione e la temperatura erano molto più alte di oggi. Una naturale estrapolazione porta a concludere che l'Universo si sia formato da uno "stato" iniziale in cui esso era solo un grumo molto denso di energia. Non sappiamo se così fosse in realtà, ma ogni modello di Universo primordiale che si voglia costruire, deve necessariamente tenere conto dei dati osservativi che puntano verso un inizio di tipo esplosivo.

Ovviamente non ha senso parlare di uno spazio vuoto in cui collocare l'Universo come se noi fossimo all'esterno di esso e lo vedessimo evolvere; noi siamo all'interno di esso e dobbiamo pensare all'evoluzione dell'Universo dal punto di vista di chi è sempre al suo interno. Per questi esiste solo l'osservazione della materia circostante e delle relazioni che gli elementi di essa mostrano di avere fra loro. Se si osserva che tutti i corpi attorno a noi, cioè attorno a ogni punto dato che "noi" siamo un punto qualsiasi nell'Universo, si allontanano fra loro allora vuol dire che qualche cosa di diverso dalla gravità attrattiva che ci è familiare, spinge le cose lontano le une dalla altre. Questo qualche cosa non è ancora chiaro cosa sia; potrebbe essere un campo repulsivo dato dall'energia del vuoto. Quest'ultimo concetto non è molto intuitivo; si può pensare ad esso come a una tensione elastica che tende a svolgere l'Universo così come accade a una membrana elastica se si tenta di appallottolarla e poi la si lascia andare; essa è come se esplodesse per riacquistare la forma iniziale.

Si può essere certi che circa l'origine dell'Universo c'è ancora molto da capire specie alla luce delle tantissime osservazioni astronomiche che pongono vincoli sempre maggiori alle nostre capacità interpretative.

Fernando De Felice Dipartimento di Fisica, Università di Padova

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