Il biodiesel

A che punto sono gli studi sul biodiesel? Davvero inquina meno?
Federica Botta
10 ottobre 2002
Gli studi sul biodiesel sono ormai avanzatissimi e possono dirsi conclusi per quello che riguarda il processo di estrazione e trasformazione in biodiesel degli oli vegetali di colza e girasole (che sono le piante oleaginose maggiormente presenti in Europa).

Gli oli vegetali vengono sottoposti a un processo di esterificazione, che ne stabilizza le caratteristiche chimico-fisiche:

olio vegetale +alcool -> biodiesel + glicerina (con catalizzatore*)

Il potere calorifico del biodiesel derivato dall'olio di colza è di circa 9 000 Kcal/Kg, e per la sua produzione e raffinazione sono necessarie circa 5 600 Kcal/Kg con un bilancio energetico complessivo positivo pari a 1,58 : 1.

La sperimentazione ancora in corso riguarda ora l'ottimizzazione degli utilizzi del biodiesel (in forma pura o in miscela con gasolio) nelle varie applicazioni, che sono l'autotrazione e il riscaldamento.

Il biodiesel è già registrato come combustibile e come additivo dall'Agenzia per la Protezione Ambientale (EPA) americana, e sottostà agli standard stabiliti dal Consiglio Californiano per la qualità dell'aria. In forma pura è riconosciuto come combustibile alternativo dal Dipartimento per l'Energia (DOE) e dal dipartimento dei trasporti americano.

Recentemente si è riusciti a ottenere biodiesel anche dall'olio di frittura esausto, ma il suo utilizzo è ancora raro. La possibilità di trasformare gli oli esausti in biodiesel è fortemente a favore dell'ambiente: ogni anno infatti in Italia sono quasi due miliardi le tonnellate di olio vegetale immesso sul mercato e di questo il 50% non viene recuperato, trasformandosi in una grandissima minaccia per l'ambiente.

Il biodiesel di norma è impiegato in miscela con il gasolio normale, fino a una percentuale massima del 30%. Ma in Germania viene usato puro, mentre in Francia un proprietario di auto a gasolio su due lo impiega in miscele al 5%.

Per fare una tonnellata di biodiesel in media è necessaria una superficie di un ettaro, coltivata a colza o girasole, da cui si ottengono 2,5 tonnellate di semi da spremere e avere una tonnellata di olio che fornisce circa una tonnellata di biodiesel.

In tali condizioni, il costo di produzione è più alto di quello dei corrispondenti combustibili di origine fossile; ad esempio in Italia il costo di produzione del biodiesel è circa due volte superiore a quello del gasolio. Il biodiesel gode perr di una agevolazione fiscale e tale intervento permette che il prezzo finale sia inferiore a quello del gasolio stesso.

Nei programmi energetici europei l'obiettivo minimo è quello di raggiungere con il biodiesel una quota del 2% del mercato europeo dei carburanti entro il 2005 e del 5,75% entro il 2010.

Il biodiesel non vuole comunque essere una alternativa all'alimentazione a gas (GPL o metano), ma una soluzione rapida ed economica che si puù applicare in breve tempo. La gestione di una flotta a biodiesel non comporta costi aggiuntivi di manutenzione, non costringe a differenziare il parco macchine secondo due criteri di gestione (diesel e gas) in quanto una parte dei mezzi continueranno a circolare a gasolio.

I vantaggi ambientali del biodiesel

L'utilizzo del biodiesel negli impianti di riscaldamento e nei motori diesel, puro o in miscela, permette una sostanziale riduzione degli inquinanti.

Non contiene aromatici ne idrocarburi policiclici aromatici e la riduzione delle emissioni inquinanti nell'atmosfera è significativa in particolare per la mancanza di zolfo che è la principale causa della formazione di piogge acide. L'assenza di ossido di zolfo permette una maggiore efficienza della marmitte catalitiche, ottenendo una sensibile riduzione dell'emissione di idrocarburi incombusti. Il Dipartimento minerario statunitense ha condotto alcuni test sul particolato emesso dai motori diesel alimentati a biodiesel, e i risultati documentano che la mutagenicità diminuisce del 50% rispetto al gasolio, collegando questo comportamento alla mancanza di composti aromatici e di idrocarburi policiclici aromatici (IPA). Altri test confermano che anche le miscela gasolio biodiesel diminuiscono il livello degli IPA ritenuti più pericolosi, come ad esempio il naftalene, fluorene e benzopirene. Nel biodiesel non sono presenti metalli nocivi come il piombo, il cadmio, il vanadio e altri. Il biodiesel è più sicuro da maneggiare e da stoccare, sia per un suo più alto punto di infiammabilità, che per la sua elevata biodegradabilità, pari al 95% in 28 giorni, mentre il gasolio si degrada dopo lo stesso numero di giorni solo al 40%.

Peraltro, il biodiesel in miscela aumenta le caratteristiche di biodegradabilità in misura più che proporzionale alla sua concentrazione nel gasolio.

L'utilizzo del biodiesel nei motori riduce gli idrocarburi incombusti, l'ossido di carbonio (CO) e la fumosità. Le emissioni di ossidi si azoto (NOx) e di particolato (PM) si comportano diversamente in dipendenza dal tipo di motore e dal tipo di test effettuato. Le emissioni di ossidi di zolfo (SOx), invece sono sempre praticamente nulle. La produzione di anidride carbonica (CO2) è azzerata a livello di bilancio globale.

Andrea Scarpini EcoEnergiaFuturo

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