Immediatamente dopo l'urto, i passeggeri conservano la velocità V che avevano prima dell'urto e, contemporaneamente, risentono dell'effetto della rotazione impressa alla moto dall'urto. Il momento angolare del sistema si conserva: prima dell'urto tale momento angolare hMVh e dopo Iw, dove w è la velocità angolare di rotazione.
Pertanto la velocità dei passeggeri dopo l'urto è data dalla composizione della velocità V (orizzontale) e della velocità tangenziale (verticale) v1 = wr1 e v2 = wr2. Ne segue che la tangente dell'angolo di "partenza" dei passeggeri è data dal rapporto fra le due velocità:
È interessante osservare che l'angolo di "partenza" è differente per i due passeggeri (visto che cambia la distanza dal punto di impatto), ma non dipende dalla velocità della moto, benché la traiettoria successiva ovviamente dipenda da tale velocità.
Aggiungiamo alcune considerazioni sulle approssimazioni fatte: l'assunzione che la moto sia un corpo rigido ideale è falsa; in realtà la moto subisce una deformazione nell'urto, per cui va dispersa una certa quantità di momento angolare. Inoltre abbiamo assunto che non ci sia attrito fra il passeggero e la sella della moto (approssimazione valida per alte velocità della moto) e che il passeggero non si tenga al manubrio, cosa altamente sconsigliata.