Vorrei avere qualche informazione riguardo la vivisezione e gli esperimenti sugli animali. In particolar modo, mi interessano le opinioni di chi sostiene siano giusti o quantomeno necessari.
Scuole di pensiero, religioni, aspetti culturali concorrono a influenzare la risposta, senza però dimenticare che la stessa domanda potrebbe essere estesa all'uso degli animali per altre necessità dell'uomo (cibo e vestire in primo luogo).
Ritornando alla sperimentazione animale, è opportuno distinguere tra quanto è stato fatto nel passato, la situazione attuale e le prospettive future.
Non vi è dubbio che la quasi totalità delle conoscenze attuali sul funzionamento corretto, fisiologico o su quello patologico degli organismi superiori (non solo uomo, dunque), proviene da esperimenti su animali. Un solo esempio: non sarebbe stato possibile scoprire le basi funzionali, e quindi le alterazioni patologiche, dell'elettricità animale, e quindi sull'attività nervosa e muscolare, senza gli esperimenti pionieristici sulla rana di Luigi Galvani alla fine del XVIII secolo. E dopo di lui una grande quantità di ricercatori, compresi diversi Premi Nobel, hanno esplorato questo affascinate campo di ricerca studiando preparati biologici dai più diversi esseri viventi: dallo scarafaggio all'aragosta, dal calamaro alla rana, e poi il topo, il ratto, per finire alla scimmia, tutti animali che usano meccanismi estremamente simili, se non uguali, per la propagazione dei segnali elettrici. Ovviamente, quando facciamo un elettrocardiogramma, oppure un elettromiogramma o un elettroencefalogramma, non pensiamo a queste cose. Utilizziamo cioè quanto scienziati del passato (anche recente) hanno scoperto, senza crearci problemi etici!
La necessità di meglio comprendere la vita, nei suoi aspetti fisiologici e, purtroppo, patologici, porta gli scienziati ad un continuo ricercare. Sarebbe ignavia affermare che tutto è già stato scoperto: "fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtude e conoscenza" faceva dire Dante a Ulisse. Non va ovviamente trascurata la maggior sensibilità che portiamo verso gli animali: l'eliminazione dei trattamenti crudeli, il rispetto per gli animali che ci stanno accanto e a cui, anche per motivazioni culturali profonde, vogliamo bene e dobbiamo rispetto.
La società (di cui gli sperimentatori fanno parte!, non oscuri dottor Jeckyll in camice bianco!), con la sua acquisita consapevolezza ha già prodotto leggi di tutela. E gli stessi sperimentatori si sono imposti codici di autoregolamentazione a cui obbedire, pena il bando dai finanziamenti alla ricerca e dalla pubblicazione dei risultati sulle riviste scientifiche qualificate.
Un solo esempio: gli esperimenti devono sempre essere fatti sull'animale più in basso nella scala evoluzionistica che garantisca un risultato congruo. E ciò, ovviamente, quando gli stessi meccanismi non possono essere studiati su preparati in vitro (culture cellulari o d'organo) o su modelli.
È d'altra parte ovvio che nessuna cultura cellulare potrà darmi informazioni sulle alterazioni della memoria nel morbo di Alzheimer o sulle patologie da ipertensione, anche se, ovviamente, i meccanismi fondamentali di tali patologie possono essere tranquillamente studiati su modelli più semplici.
Gli "animalisti" più accorti, e la stragrande maggioranza degli sperimentatori concorda su un futuro della sperimentazione animale basato sulle cosiddette 3 R: Reduction, Refinement, Replacement. Ridurre il numero di animali usati, affinare i protocolli sperimentali e, quando possibile, rimpiazzare gli animali con modelli o altro.
Non è un problema che si possa risolvere a colpi di slogan o, ancor peggio, con attacchi inconsulti o addirittura violenti. E altrettanto pericolosa sarebbe una legislazione attuata sull'onda di processi ad alta carica emotiva
Si tratta di vedere se è ancora utile studiare gli organismi viventi, uomo incluso ma non solo, oppure se le conoscenze attuali ci bastano. La scelta di ogni uomo consapevole non può che essere la prima. Se qualcosa può essere appreso studiando gli animali, prima di passare a studi sull'uomo (e ovviamente rifiutando la logica nazista dell'Untermenschen come cavia!), ciò diventa quasi un imperativo etico, pur tenendo nel massimo conto gli obblighi morali che dobbiamo avere verso tutte le forme viventi.