Ho spesso sentito dire che quando una persona vive per lungo tempo lontana dalla luce del Sole (per esempio in una grotta sotterranea) senza nulla che riporti la cadenza notte/giorno dalla superficie, il ritmo veglia/sonno si dilata. Ovvero il ciclo veglia/sonno degli esseri umani non è di 24 ore, ma è più lungo. Se questo è vero, come è possibile dato che l'uomo si è evoluto sulla Terra e secondo l'evoluzione per selezione naturale ci dovrebbe essere un adattamento alle condizioni esterne?
Paolo Dall'Aglio
22 luglio 2002
Intanto va precisato che la selezione naturale non è un signore che fa quello che noi consideriamo sia giusto fare. È un diabolico, e caotico, gioco tra caso (tutti i tipi di ricombinazione genica) e necessità (si riproduce chi, in determinate condizioni, sopravvive tanto da poterlo fare). Ma anche nel caso si potesse rimproverare alla selezione naturale un qualche torto, l'esempio citato nella domanda non sembra il più adatto, a meno che non sia uno swahili a parlare. Questa popolazione bantu del Kenya e della Tanzania è infatti convinta che le ventiquattro ore di un giorno si dividano perfettamente in due metà, dodici di luce e dodici di buio. Un lappone chiederebbe come mai l'uomo, che si è evoluto sulla Terra (che per un lappone equivale a dire sulle sterminate solitudini del nordeuropa), non è in grado di dormire sei mesi all'anno, durante il periodo di buio? C'è voluto tempo, e forse un buon orologio, per stabilire che, dovunque si viva sul pianeta, un giorno equivale a 24 ore. Il signor selezione naturale ha fornito alla specie umana una notevole capacità di adattamento, evitando rigide specializzazioni, per diventare cosmopolita (e inventare l'ora legale...). A parte le facezie, un orologio biologico è un buon compromesso tra stimoli esogeni (maree, giorno/notte, stagioni e quindi lunghezza del periodo di luce, magari correlato con le fasi lunari) ed endogeni (dal battito cardiaco all'accumulo di tossine nei muscoli, dalla fame alla maturazione delle cellule riproduttive). Tranquillo, la selezione ha fatto un buon lavoro.
Roberto Argano
Dipartimento di Biologia animale e dell'uomo , Università La Sapienza di Roma