Una giacca a quadretti

Quando un ospite di una trasmissione televisiva indossa una giacca a quadretti o righine abbastanza fini, essa sembra essere variamente colorata, come quando si guarda il lato inferiore di un CD. Ho pensato a un fenomeno di interferenza, ma le righine dovrebbero essere nell'ordine di grandezza dei nanometri. A cosa è dovuto questo effetto?
Enrico Pargaetzi
21 maggio 2002
Anch'io propenderei per fenomeni di interferenza tra i fasci luminosi diffratti provenienti dalle molteplici strisce luminose che si alternano a strisce scure, quindi per un effetto tipo reticolo di diffrazione (che è fatto di migliaia di strisce micrometriche riflettenti parallele separate da strisce opache) o, appunto, tipo faccia lucida di un CD (dove le cicatrici prodotte sul metallo per memorizzare i dati hanno una dimensione anch'esse di alcuni micrometri, benché si sviluppino lungo una spirale che va dal bordo al centro del disco).

La situazione televisiva mi sembra differire nel fatto che noi vediamo un'immagine sullo schermo che, benché ridotta rispetto all'originale, offre strisce luminose e opache di dimensione non inferiore a qualche centinaio di micrometri. Si sa che la diffrazione non si limita ad avvenire quando la dimensione della fenditura è confrontabile con quella della lunghezza d'onda della luce (contrariamente a quello che talvolta sembra di capire dai testi di liceo), ma avviene ogni qualvolta un ostacolo, anche grande, si frappone sul libero cammino della luce, creando un bordo opaco. In tal caso il fenomeno è semplicemente meno vistoso e localizzato appunto nella regione prossima al bordo anziché su un'area estesa. Questo effetto è presente, ma dubito che basti a dare l'impressione di colorazione variegata che il lettore descrive (a me non è mai capitato di osservare il fenomeno, perciò mi debbo basare sulla sua succinta descrizione).

Una possibile verifica: se l'effetto si forma sullo schermo (e non quindi nella ripresa) si può provare a guardare lo schermo sotto una diversa inclinazione: le colorazioni dovrebbero trasmutare.
C'è un altro momento nella catena della ripresa televisiva in cui questi effetti, invece, possono risultare marcati. Ed è a livello della telecamera, dove il sensore di immagine CCD (charge-coupled-device) è di area molto minore della scena da riprendere. Nel piano del CCD, la separazione delle strisce è ridotta a dimensioni quasi micrometriche e per permettere ciò l'ottica focalizzante è costretta a lavorare ai limiti della diffrazione. Dunque il sensore raccoglie anche gli effetti della conseguente interferenza e li spedisce alla trasmittente, e via via fino allo schermo di casa nostra.

Se invece che diffrazione più interferenza della luce si trattasse di più sottili meccanismi inerenti al processo televisivo si dovrebbe interpellare un ingegnere esperto nel settore. Non sarei sorpreso se si avessero delle complicazioni allorché la larghezza delle strisce chiare e scure sullo schermo diviene comparabile alla dimensione dei fosfori blu-rosso e verde che costituiscono la tripletta dei primari sullo schermo. Però non oserei fare delle ipotesi specifiche.

Andrea Frova Dipartimento di Fisica, Università di Roma "La Sapienza"
Francesco Vissani

Francesco Vissani

Francesco Vissani ha ottenuto il dottorato in Fisica presso la SISSA di Trieste nel 1994 ed è stato postdoc all'ICTP di Trieste e al DESY di Amburgo. È ricercatore INFN presso i Laboratori Nazionali del Gran Sasso. Dal 2006 è il coordinatore del gruppo teorico, che comprende una decina di scienziati di cui due assunti ai Laboratori e due all'Universita' dell'Aquila. I suoi interessi scientifici riguardano la fisica astroparticellare, i vari fenomeni legati alle masse dei neutrini e le estensioni del modello standard delle particelle elementari.


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