Ma non esistono linee guida nel senso di regole step by step da seguire per produrre un buon testo di divulgazione. Per due motivi.
Il primo è che comunicare la scienza necessita, come direbbero coloro che studiano intelligenza artificiale, di "euristiche". O per dirla con in giornalisti, di sviluppare "un fiuto": una serie di capacità che si formano con la pratica dello scrivere e del comunicare e che sono così complesse che non si traducono semplicemente (al di là della banalità delle tecniche di base) in regole passo passo che basti leggere e poi seguire alla lettera.
Il secondo motivo è che non esiste "un" pubblico della divulgazione scientifica. Studi recenti, nel settore che si chiama Public Understanding of Science (comprensione pubblica della scienza), mostrano proprio che il cosiddetto "grande pubblico" è molto differenziato per cultura, interessi, opinioni, e che una divulgazione "per tutti",generica, non funziona: non riesce a insegnare granché. Gli stessi studi mostrano anche che il modello classico, ottocentesco, della divulgazione scientifica, che immagina che il grosso del lavoro da fare sia tradurre dal difficile al facile i fatti e i concetti della scienza, per alfabetizzare il pubblico su temi sui quali non sa abbastanza, non è sufficiente. Non basta spiegare in maniera semplice fatti, scoperte, idee perché le persone capiscano la scienza. Bisogna fare anche divulgazione a un livello diverso: mostrando non solo le scoperte e i modelli ma anche i metodi, i processi, i dibattiti (e i litigi) della scienza. Bisogna mostrare il contesto in cui un fatto scientifico nasce, bisogna raccontare, della scienza, anche le implicazioni sociali, politiche, etiche.
La tecnica cosiddetta "top-down" cioè quella di colmare con nozioni i "deficit" del pubblico, da sola non funziona. In molte aree della divulgazione scientifica vengono sviluppati nuovi metodi, detti di "engagement" per favorire una comunicazione della scienza che oltre parlare sappia ascoltare, far interagire il pubblico, aprire un dibattito, partire dalle conoscenze delle persone invece che dai deficit. E, naturalmente, tutto ciò non può essere racchiuso in una lista di precetti elementari, perché dipende fortemente dal contesto, dalla formazione culturale, dalle scelte di chi fa divulgazione e di chi la usa. È uno degli aspetti che studiamo qui al Master).
Per una ricerca in rete, vi suggeriscono di visitare le pagine Science and the media del sito psci-com, dove sono raccolti diversi link sul tema della comunicazione scientifica.