Il libro di Tipler, però, è un delirio di potenza costruito a partire da affermazioni scientificamente plausibili. Entrare nei dettagli sarebbe difficile qui, anche perchi Tipler tiene accuratamente separate le conseguenze immaginarie (esposte nella prima parte del suo libro, per i lettori generici) dalle elaborazioni scientifiche (relegate nelle appendici, che costituiscono un buon terzo del volume, per gli specialisti).
Una recensione più approfondita del libro di Tipler si può comunque trovare nel mio articolo Antropitechi e teopitechi, apparso in origine su "La Rivista dei libri".
Tipler rivendica di voler ridurre la teologia a una branca della fisica e pretende di fornire una spiegazione del libero arbitrio e della resurrezione dei morti nel quadro di una "teoria fisica e sperimentabile di un Dio onnipresente, onnisciente e onnipotente"
Da una parte così, egli assume come vere ipotesi secondo molti scienziati attendibili, ma che allo stato attuale delle conoscenze vanno comunque considerate nient'altro che credenze (ad esempio: la possibilità di costruire una macchina in grado di superare il test di Turing, mostrando così un'intelligenza paragon abile a quella umana; oppure la tesi secondo la quale la mente e/o l'anima non sono altro che un programma per computer molto complesso); per altro verso, l'autore indulge su risultati di punta della ricerca in campi molto specifici della fisica matematica per avvalorare conclusioni di natura assai più generale.
Nel far ciò Tipler si sente giustificato da quello che a suo avviso è un principio di base dell'attività scientifica: il diritto di formulare ipotesi da sottoporre poi al vaglio dell'osservazione e dell'esperimento. In maniera più o meno esplicita, infatti, egli tende a sottolineare che, in quanto scienziato (al contrario dei filosofi e dei teologi), non ha alcun particolare "attaccamento emotivo" alle proprie tesi e che il suo compito consiste soltanto nel fornire un quadro logicamente consistente da sottoporre a verifica6.
Da questo punto di vista, risultano esservi alcune "previsioniverificabili" della teoria del Punto Omega che dovrebbero garantire il carattere scientifico dell'intero edificio. Fra queste: la chiusura dell'Universo (il fatto cioè di vivere in un Universo illimitato ma chiuso per quel che riguarda le sue dimensioni spaziali) e certi vincoli concernenti sia la massa di alcune particelle (come il top quark o l'ipotetico bosone di Higgs) che alcuni importanti parametri cosmologici.
Per quanto Tipler si sia sforzato di sottolineare che la sua teoria è genuinamente scientifica non è comunque riuscito ad evitare il biasimo di gran parte di quei suoi colleghi che, evidentemente, hanno continuato a percepire il Punto Omega come un concetto fondato su convinzioni difficilmente verificabili e le"incredibili affermazioni" di Tipler come un "disservizio" per la scienza7.
Tutto ciò però non significa che le idee del fisico di New Orleans siano senza meriti o che siano totalmente avulse dai temi di alcuni importanti dibattiti contemporanei. Al contrario, la teoria del Punto Omega rappresenta un contributo importante in almeno tre direzioni: il dibattito sul principio antropico, le ricerche sul lontano futuro dell'Universo e le dispute sulla natura dell'intelligenza artificiale.
Prenderò qui in considerazione i primi due fra gli argomenti appena citati, cominciando dal dibattito interdisciplinare sul cosiddetto principio antropico.
Tipler (che è autore assieme a John Barrow del celebre saggio The Anthropic Cosmological Principle) ha coniato una sua versione del principio antropico che — al tempo stesso — rappresenta anche il fondamento concettuale della teoria del Punto Omega. Si tratta del "principio antropico finale" che l'autore ha così definito: "L'Universo è sufficientemente benigno da far si che una volta evolutasi l'intelligenza, le leggi della fisica ne permettono l'esistenza continuamente e per sempre"
Tipler è ben consapevole che un simile enunciato contraddice apertamente quelle versioni deboli del principio antropico che tendono a spiegare certe caratteristiche dell'Universo interpretandole come proprietà peculiari delle epoche cosmiche in cui è possibile l'esistenza di osservatori intelligenti. Laddove infatti il principio antropico debole richiede che la presenza della vita sia limitata a quell'arco temporale in cui in un Universo in evoluzione sono presenti stelle stabili e pianeti abitabili, il principio di Tipler assume come ipotesi essenziale che "la morte totale non è inevitabile"9 e consente la speculazione di tutta una serie di strategie di sopravvivenza che potranno essere sfruttate da forme di vita intelligenti per adeguarsi alle condizioni estreme che prevarranno in un lontano futuro.
Naturalmente, per il fisico di New Orleans non sono da considerarsi "forme di vita intelligenti" soltanto quelle biologiche fondate sulla chimica del carbonio. Se è vero infatti che, in accordo col principio antropico debole, non vi sono speranza di sopravvivenza per la biochimica del carbonio nel futuro remoto dell'Universo, è vero anche che, per Tipler, vanno considerate forme di vita intelligente anche quelle che possiamo prefigurare come i futuri discendenti della razza umana.
Nell'ambito della Teoria del Punto Omega e in rispetto del principio antropico finale, l'eredità dell'intelligenza di tipo umano sarà infatti raccolta dapprima da automi in grado di riprodursi e ancora più avanti da processi di elaborazione di informazione totalmente svincolati da qualsiasi forma materiale. Queste ultime forme saranno destinate a occupare l'intero Universo giungendo a condizion arne la dinamica prima del collasso finale in una singolarità (che è il destino di un Universo chiuso secondo il modello cosmologico standard).
Di fatto, il Punto Omega che dà il nome alla teoria non è altro che il punto d'arrivo dell' Universo: la singolarità finale di un Universo in cui l'intelligenza si è evoluta sino ad assumere il controllo di tutta la materia e di tutte le forze esistenti. Un quadro che, consapevolmente, ricorda certe speculazioni di Teilhard de Chardin (da cui è ripresa la stessa denominazione"Punto Omega") e la concezione di una divinità che si evolve con l'Universo che fu ad esempio contemplata da Schelling.
Queste speculazioni, si badi bene, sono comunque tutt'altro che divagazioni isolate nell'ambito della cosmologia contemporanea. Sebbene particolarmente ardite, esse rappresentano semplicemente un aspetto di un'area di ricerche che ha suscitato l'interesse di molti cosmologi contemporanei. Sto facendo riferimento a quel ramo delle ricerche cosmologiche che (dopo Martin Rees
Il destino della vita rappresenta solo una parte marginale degli studi di escatologia cosmica, ma ciononostante è stato al centro di studi importanti, come quelli di Freeman Dyson o di Steven Frautschi
Anche in questo caso va comunque riconosciuto che il fisico di New Orleans ha degli illustri precursori, sia per quel che riguarda l'idea di una futura smaterializzazione dei processi d'informazione intelligente (un'idea considerata seriamente ad esempio dal biologo marxista John Desmond Bernal nel suo saggio del 1929 The World, The Flesh, the Devil: An Enquiry into the Future of Three Enemy of the Ration al Soul
Rispetto a quest'ultimo punto, anzi, si può addirittura affermare che il saggio di Tipler non è altro che l'ultima espressione di un genere letterario a cui si sono dedicati molti scienziati (soprattutto di lingua inglese). Come esempio, basti pensare al celebre saggio scritto da Balfour Stewart e Peter Guthrie Tait: Science and the Unseen Universe; or, Physical Speculations on a Future State
Detto questo cercherò di rispondere in maniera esplicita alla domanda "È scientificamente ipotizzabile un epilogo finale per l' Universo, come quello proposto da Tipler?".
Il punto nodale è qui che non ci sono limitazioni alle ipotesi che uno scienziato può fare. In effetti la costruzione di Tipler in linea di principio potrebbe benissimo essere consistente (cioè priva di contraddizioni). Di fatto, anzi, quello che interessa a Tipler è proprio il fatto che in linea di principio non paiono esservi motivi per eliminare la sua teoria dal novero delle possibilità (almeno fintanto che non si dimostri in maniera inequivocabile che, ad esempio, l'Universo è aperto o in contrasto con le previsioni della teoria del Punto Omega). Ciò non significa però che tale teoria debba per questo essere scientificamente interessante o che implichi uno scenario probabile o semplicemente privo di assurdità. A mio avviso, se c'è del buono nella speculazione di Tipler, esso riguarda il contributo al dibattito su certi grandi temi della riflessione attorno o sulla scienza e non l'identificazione di un epilogo probabile per il nostro Universo.
[1] La teoria del Punto Omega è considerata da Tipler in:
- The Omega Point theory: A model of an evolving God, in R. J. Russell - W. R. Stoeger - G. V. Coyne (ed.), Physics, Philosophy and Theology: A common quest for understanding , Vatican Observatory, 1988, pp. 313-331
- The Omega Point as Eschaton: Answers to Pannenberg's Questions for Scientists, Zygon 24, 1989, pp. 217-253
- The Anthropic Principle: A Primer for Philosophers, in A. Fine - J. Leplin (ed.), PSA 1988, East Lansing, 1989, pp. 27-48
- J. D. Barrow e F. J. Tipler, The Anthropic Cosmological Principle, Clarendon Press, Oxford, 1986 (in particolare cap. X)
- The Physics of Immortality. Modern Cosmology, God and the Resurrection of the Dead, 1994; trad. it.: La fisica dell'immortalità, Milano, Mondadori 1995
Si veda anche la
2] Sulle dispute suscitate dalle tesi di Tipler e per una più attenta valutazione delle sue idee si veda il mio lavoro Il Labirinto Antropico (in particolare il cap. XI) e le fonti lì citate. Il lavoro è disponibile in rete presso
[3]David Deutsch, The Fabric of Reality, 1997. Trad. it.: La trama della realtà, Einaudi, 1997. La citazione è estratta da p. 313 dell'edizione italiana.
[4] L. Sklar, Ultimate Explanations: Comments on Tipler in A Fine - J. Leplin (ed.), PSA 1988, East Lansing, 1989, pp. 49-55, cit. da p. 50.
[5] La fisica dell'immortalità, cit. n. (1) sopra, trad. it. p. 3
[6] Questi punti sono esposti esplicitamente in:
J. D. Barrow, F. J. Tipler, The Anthropic Cosmological Principle (cit. n.
Per una critica vedi in particolare:
G. Gale, A Revised Design: Teleology and Big Questions in Contemporary Physics, Biology and Philosophy 2, pp. 475-491
[7]Cfr. G.F.R. Ellis, Piety in the Sky, Nature 371, 1994, pp. 115
[8] Cfr. The Anthropic Principle: A Primer for Philosophers (cit. n. 1 sopra), p. 32
[9] Cfr. The Anthropic Principle: A Primer for Philosophers, p. 32 e The Omega Point as Eschaton: Answers to Pannenberg's Questions for Scientists, n. 2, p. 250.
Entrambe le fonti sono citate nella nota (1) sopra.
[10] M. J. Rees, The Collapse of the Universe: An Escatological Study, Observatory 89, 1969, pp. 193-198.
[11] F. J. Dyson, Disturbing the Universe, 1979; trad. it.: Turbare l' Universo, Boringhieri, Torino 1981; F. J. Dyson, Time without end: physics and biology in an open universe, Reviews of Modern Physics 51, pp. 447-460; S. Frautschi, Entropy in an Expanding Universe, Science 217, 1982, pp. 593-599
[12] J. D. Bernal, The World, The Flesh, the Devil: An Enquiry into the Future of Three Enemy of the Ration al Soul, Jon atan Cape, London 1970
[13]B. Stewart, P.G. Tait, Science and the Unseen Universe; or, Physical Speculations on a Future State, fifth edition, MacMillan, London, 1876.