Altri strumenti usati per i calcoli erano le tabelle di moltiplicazione, vari tipi di regoli e i nodi su cordicelle, detti quipu, in uso presso i popoli dell'America centrale pre-colombiana. Presso i Greci e i Romani, i calcoli venivano svolti con metodi di questo tipo e i risultati venivano semplicemente trascritti.
C'è da dire, però, che gli antichi Egizi e Babilonesi avevano forse qualche algoritmo di calcolo basato sul metodo da loro usato per scrivere i numeri. Gli Egizi usavano una scrittura di tipo additivo in base 10: avevano un simbolo per le unità, uno per le decine, uno per le centinaia ecc. Ciascun simbolo veniva poi ripetuto tante volte quant'era necessario. Questo metodo rendeva facile eseguire la somma di due numeri: si trattava semplicemente di sommare tra loro le unità, le decine ecc. e fare i relativi cambi. Per eseguire le moltiplicazioni, veniva usato il sistema della duplicazione. Per esempio, per calcolare 25x17, si cominciava col fare 25+25, cioè 25X2; il risultato veniva poi raddoppiato, ottenendo così 25X4, poi raddoppiato ancora due volte, per arrivare a 25x16. A questo si aggiungeva infine 25. Analogamente, operando con successive divisioni per due, si eseguiva la divisione (approssimata).
I Babilonesi usavano un sistema di scrittura dei numeri misto: additivo in base 10 e posizionale in base 60. Usavano anch'essi il metodo di duplicazione per la moltiplicazione. Disponevano di un algoritmo per il calcolo dell'inverso di un numero, che veniva usato poi per eseguire le divisioni.
Per ulteriori notizie, consiglio di consultare il ricchissimo Storia universale dei numeri di Georges Ifrah (Mondadori, 1983). Per la storia degli algoritmi, A history of algorithms di Jean Luc Chabert (Springer Verlag, 1999).