Il test del DNA

Io e la mia classe saremmo interessati a sapere in che cosa consiste il test del DNA, come viene utilizzato in criminologia e se ci sono altri campi in cui viene utilizzato.
Rosa Rogliani
1 aprile 2001
Il test del DNA oppure, all'anglosassone DNA fingerprinting (per analogia con le impronte digitali, fingerprints), si basa sulla caratterizzazione di alcune regioni del DNA variabili da individuo a individuo e definite polimorfiche. Il risultato dell'analisi di circa 15 di queste regioni del DNA consente di costruire una sorta di codice genetico unico e identificativo della persona che può essere paragonabile, per maggiore comprensione, al codice a barre presente sulla confezione di molti prodotti commerciali. In buona sostanza, ognuno di noi è identificabile da un particolare e peculiare codice a barre genetico alla cui costituzione concorrono, in parti uguali, entrambi i genitori.
Le potenzialità di utilizzo del test del DNA a fini identificativi forensi sono enormi. Ogni substrato biologico contenente o costituito da cellule può fornire il DNA necessario per effettuare l'analisi. È, infatti, ora possibile identificare, con un alto grado di probabilità, qualsiasi individuo semplicemente analizzando il DNA che si estrae da reperti biologici, quali una microscopica traccia di sangue, una formazione pilifera rinvenuta sulla scena di un delitto oppure della saliva presente sul dorso di un francobollo, sul filtro di una sigaretta o su di un chewing-gum, e confrontarlo con quello di un individuo sospettato di avere commesso il crimine.
Particolarmente interessanti sono, inoltre, le possibilità di ricostruire, attraverso l'analisi genetica contestuale dei prossimi congiunti, l'identità di persone scomparse, anche da lungo tempo, in seguito a eventi delittuosi (si pensi, per esempio, ai desparecidos argentini e cileni), o cadute nel corso di eventi bellici (soldati americani in Vietnam, vittime del recente conflitto nell'area balcanica) oppure vittime di disastri aerei.
Infine, il test del DNA risulta assolutamente dirimente nelle indagini sulla paternità biologica controversa. Questa analisi consiste nel confrontare le caratteristiche genetiche del figlio probando con quelle del presunto padre e della madre. Nel caso in cui non siano riscontrabili le caratteristiche genetiche del padre putativo nel corredo genetico del figlio, la paternità è da ritenersi esclusa mentre, nel caso opposto, viene condotta una complessa analisi statistica dei risultati che permette di formulare, nel caso di paternità accertata, una probabilità di attribuzione tale da ritenere la paternità come "praticamente provata".
Carlo Previderè Dipartimento di Medicina Legale e Sanità Pubblica, Università di Pavia

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