Dipende cosa si intende per intelligenza. Se in maniera semplicistica si intende la capacità di apprendere e migliorare lo svolgimento di un particolare compito allora potremmo pensare di poter potenziare l'intelligenza.
Tuttavia per farlo dovremmo conoscere con esattezza le numerevoli molecole che sono coinvolte nei complessi processi che stanno alla base di questo processo. Processo che per semplicità chiameremo memoria (e che costituisce soltanto una componente dell'intelligenza).
Le molecole finora studiate sono parecchie e differenti tra loro in tipologia e funzione. Tra queste vi è l'acetilcolina (Ach), un neurotrasmettitore rilasciato da una classe di neuroni, chiamati appunto colinergici, e il cui ruolo sembra essere più importante di altri nel processo di apprendimento e memoria. Un'altra molecola è quella del Nerve Growth Factor (NGF) — un fattore neurotrofico rilasciato da differenti tipi cellule del sistema nervoso —, la cui scoperta ha fruttato il premio Nobel per la medicina alla Rita Levi Montalcini nel 1986. Ma queste sono solo due tra le tante.
Gli esperimenti che sono stati fatti per valutare l'efficienza di queste molecole, sono di diversa natura. In genere per studiare l'apprendimento e la memoria vengono fatti degli studi con dei modelli animali e quello più semplice è il topo.
Gli esperimenti più comuni sono di tipo comportamentale nei quali, per esempio, si fanno compiere dei compiti particolari al topo per misurare il suo grado di apprendimento. Nel
Morris water maze il topo si tuffa in una piscina piena d'acqua e il ricercatore osserva con quale grado di difficoltà il topino riesce a raggiungere (a nuoto e dopo diversi tentativi) una piattaforma nascosta sotto il pelo dell'acqua.
Un secondo approccio sperimentale è quello di osservare i neuroni più da vicino. In questo caso con degli elettrodi viene registrata l'attività elettrica dei neuroni. Una teoria che spiega la memoria è il Long Term Potentiation (LTP) secondo la quale, un neurone rilascia un maggior quantitativo di neurotrasmettitore (in risposta a uno stimolo) se precedentemente è stato stimolato in maniera ripetuta nel tempo da più neuroni (oppure da uno stimolo artificiale applicato localmente). Praticamente, in laboratorio, viene applicato ai neuroni un treno di impulsi ad alta frequenza e successivamente viene misurata la risposta dopo un stimolo normale: dopo l'LTP la risposta è generalmente più alta del normale, come se i neuroni (per esempio i colinergici) si "ricordassero" dello stimolo avuto in precedenza e rispondessero in maniera più efficace.
Supponiamo che siano note le molecole coinvolte nell'apprendimento allora sarebbe possibile trapiantare delle cellule staminali che, geneticamente modificate, rilasciano una quantità più elevate del normale di queste molecole in modo tale che i neuroni circostanti vengano stimolati a reagire più prontamente e in maniera più efficace a uno stimolo. (E allora il topino imparerà presto la strada verso la piattaforma e le cellule avranno una risposta elettrica più elevata del normale). Fino ad oggi questi esperimenti sono stati eseguiti esclusivamente su animali e non sull'uomo. Si tratta, inoltre, di animali semplici che vivono in condizioni ancora più semplici (un gabbietta con nient'altro che segatura, acqua, cibo e qualche compagno di giochi). Tuttavia"sviluppare l'intelligenza" e creare dei geni e tutt'altra cosa, bisogna tener conto che a definire l'inteligenza concorrono più componenti: la capacità di ricordare, di apprendere, di astrarre, di immaginare ecc. Inoltre, ogni persona è intelligente a modo suo. Si può però pensare di applicare questo bagaglio di conoscenze sulla biologia della memoria per migliorare la vita a di quelle persone la cui memoria fa un po' acqua a causa di malattie neurodegenerative (come per esempio l'Alzheimer).
Un suggerimento di lettura:
L'intelligenza, Le Scienze, Dossier, numero 1, 1999.