La prima è che l'ipotetico alieno abbia un apparato sensoriale abbastanza simile al nostro o in ogni modo compatibile con esso (cioè, in parole povere, veda più o meno le stesse cose che vediamo noi, comunichi attraverso suoni nella nostra stessa gamma di frequenze e così via). Nonostante sovente si senta criticare tale possibilità come "antropocentrica" e "ingenua", anche da parte di illustri scienziati, esistono forti indizi che la vita, per evolversi fino a produrre esseri abbastanza complessi da poter sviluppare l'intelligenza, abbia sempre bisogno di condizioni molto simili a quelle esistenti sulla Terra, il che condurrebbe inevitabilmente allo sviluppo di forme analoghe alle nostre a causa del fenomeno della convergenza evolutiva, che avviene appunto in presenza di ambienti simili (lettura consigliata: Rare Earth di Peter D. Ward e Donald Brownlee, Springer-Verlag, New York 2000, che, negli USA, sta suscitando un grande dibattito). In tal caso il "faccia a faccia" semplificherebbe enormemente le cose ed è ragionevole supporre che le modalità con cui si entrerebbe in comunicazione non sarebbero molto diverse da quelle da sempre usate sul nostro pianeta in occasione del primo incontro tra popoli sconosciuti, a cominciare dallo spiegarsi a gesti, che sarà anche un metodo primitivo, ma finora ha sempre funzionato benissimo.
La seconda possibilità è invece che i rispettivi apparati sensoriali abbiano poco o nulla in comune. In questo caso il contatto potrebbe avvenire solo attraverso la mediazione della tecnologia, che, terrestri ed extraterrestri dovrebbero per forza possedere in forma sufficientemente avanzata.
La situazione sarebbe analoga a quella attualmente studiata dal progetto SETI, che consiste nella ricerca di possibili segnali di origine artificiale tramite i radiotelescopi e che prevede la comunicazione via radio e non "faccia a faccia". Tuttavia, la possibilità di un incontro "vis a vis" potrebbe ugualmente semplificare le cose. Infatti, negli ultimi anni, la tendenza è stata quella di superare la vecchia impostazione (resa celebre da film come Contact e Independence Day) e basata essenzialmente sull'uso di un linguaggio logico-matematico, in favore di un approccio integrato, che, pur non escludendo l'uso di elementi formali, cerca in qualche modo di riprodurre le caratteristiche dell'incontro "faccia a faccia" attraverso l'uso di immagini (costruite con una tecnica che ne rende la ricostruzione indipendente dal particolare sistema di trasmissione utilizzato) e anche di veri e propri "filmini". La ragione è che con l'approccio formale si riesce a comunicare bene tutto ciò che è universale (quindi le nozioni scientifiche, oltre a quelle matematiche e logiche), ma non ciò che è invece peculiare del nostro pianeta, a cominciare dalla cultura. È chiaro, allora, che la possibilità di far esaminare direttamente ai nostri interlocutori oggetti o situazioni che ci interessa comunicare, pur con tutte le difficoltà derivanti dalle differenze percettive, non potrebbe che rendere più semplici le cose.
Per quanto riguarda il problema della comprensibilità di un alieno, molti tendono a metterla in dubbio o, addirittura, a negarla esplicitamente. Tuttavia la nostra convinzione in merito è che tale atteggiamento sia dovuto assai più all'influsso di tendenze filosofiche relativiste e irrazionaliste. La ragione e la percezione non sono, infatti, un gioco arbitrario, uno schema che noi imponiamo alla realtà, ma al contrario, qualcosa che proprio sulla realtà nasce, si modella e si sviluppa, come dimostrato non solo dal fatto che la scienza e la tecnologia funzionano (non raramente con una precisione strabiliante), ma anche da quello (assai più banale, ma molto importante) che, quando giriamo per casa, non sbattiamo continuamente il naso nelle pareti. Siccome la realtà, almeno in tutto l'universo visibile, cioè fino a 12-15 miliardi di anni luce di distanza, si basa ovunque sulle stesse leggi, non si vede come un'altra specie intelligente potrebbe mai sviluppare strutture mentali così diverse da esserci addirittura incomprensibili. Certo, vi sarebbero inevitabilmente differenze culturali molto grandi, ma queste sono sempre esistite sulla Terra, senza che ciò abbia mai impedito ai popoli di capirsi e di interagire tra loro (benché più volte gli abbia invece impedito di farlo pacificamente: ma questo, è un altro discorso).
Altre notizie in merito, compresi alcuni articoli interamente dedicati al problema del linguaggio nel SETI, si possono trovare nei seguenti siti web: