Spinti da un misto di spavalderia e avidità, i capitani del Quattrocento, del Cinquecento e del Seicento si arrischiavano a calcolare la posizione alla cieca, determinando approssimativamente la distanza a oriente e a occidente rispetto al porto di partenza. Dopo aver gettato in mare il solcometro, il capitano osservava a quale velocità la nave si allontanava da tale temporaneo punto di riferimento, e nel suo giornale di bordo annotava i valori forniti da quel rozzo tachimetro, accanto all’indicazione della rotta calcolata sulla base delle stelle o sui dati della bussola, e alla durata del particolare viaggio misurata con una clessidra o un orologio da tasca. Tenendo presenti gli effetti delle correnti oceaniche, della variabilità dei venti e degli errori di valutazione, determinava infine la longitudine. E, regolarmente, mancava l’obiettivo: cercava invano l’isola sulla quale sperava di trovare acqua, o addirittura il continente al quale era diretto. Troppo di frequente viaggiare alla cieca significava viaggiare verso la morte.
Non conoscendo la longitudine, le lunghe traversate si allungavano a dismisura, e il tempo in più trascorso in mare condannava l’equipaggio al terribile scorbuto.
Con le prime 999 cifre di pi greco Maria Intagliata ha scritto una poesia. Ogni parola ha un numero di lettere corrispondente alla cifra di pi greco in quella posizione.
- Sediamo, sarai stanco – disse Baldo Gerino, e indicò una delle poltrone. Sentendosi stanco davvero, ma infastidito da quell’offerta che riportava alla sua scombinata fatica di prima, Zugalà sedette di fronte a lui, ma non rilassato.
I leader sovietici Stalin, Chruscev e Breznev stanno viaggiando in treno. All’improvviso il treno ha uno scossone e si blocca.