Tempo europeo e tempo africano

Martina Recchiuti

L’europeo e l’africano hanno un’idea del tempo completamente diversa, lo concepiscono e vi si rapportano in modo opposto. Nel concetto europeo il tempo esiste obiettivamente, indipendentemente dall’uomo, al di fuori di esso, ed è dotato di qualità misurabili e lineari. Secondo Newton il tempo è assoluto: “Il tempo assoluto, vero, matematico scorre in sé e per sé in virtù della sua stessa natura, uniformemente e senza dipendere da alcun fattore esterno”. L’europeo si sente schiavo del tempo, ne è condizionato, è il suo suddito in tutto e per tutto. Per esistere e funzionare, deve osservare le sue ferree e inamovibili leggi, i suoi rigidi principi e le sue regole. Deve rispettare date, scadenze, giorni e orari. Si muove solo negli ingranaggi del tempo, senza i quali non può esistere. Ne subisce i rigori, le esigenze e le norme. Tra l’uomo e il tempo esiste un conflitto insolubile che si conclude inevitabilmente con la sconfitta dell’uomo: il tempo annienta l’uomo.

Gli africani autoctoni, invece, intendono il tempo in modo completamente opposto. Per loro si tratta di una categoria molto più flessibile, aperta, elastica, soggettiva. È l’uomo (un uomo, beninteso, che agisca conformemente al volere degli antenati e degli dèi) che influisce sulla forma del tempo, sul suo corso e ritmo. Il tempo è addirittura qualcosa che l’uomo può creare: infatti l’esistenza del tempo si manifesta attraverso gli eventi, e che un evento abbia logo oppure no dipende dall’uomo. Se due eserciti non si danno battaglia, la battaglia non avrà luogo (ossia il tempo non manifesterà la sua esistenza, non esisterà). Il tempo si manifesta per effetto del nostro agire: se cessiamo la nostra azione o addirittura non l’intraprendiamo, esso sparisce. È come una materia sempre pronta a rinascere sotto il nostro influsso ma che, se non le trasmettiamo energia, cade in uno stato di ibernazione o addirittura di non essere. Il tempo è un’entità inerte, passiva e soprattutto condizionata dall’uomo. L’esatto contrario del modo di pensare europeo.

R. Kapuscinski, Ebano, Feltrinelli, Milano 2002
10 agosto 2007
L’elettricità di Zugalà

L’elettricità di Zugalà

- Sediamo, sarai stanco – disse Baldo Gerino, e indicò una delle poltrone. Sentendosi stanco davvero, ma infastidito da quell’offerta che riportava alla sua scombinata fatica di prima, Zugalà sedette di fronte a lui, ma non rilassato. R. Piumini, Il ciclista illuminato, Il melangolo, Genova 1994

Il moto relativo sovietico

Il moto relativo sovietico

I leader sovietici Stalin, Chruscev e Breznev stanno viaggiando in treno. All’improvviso il treno ha uno scossone e si blocca. M. Ovadia, Lavoratori di tutto il mondo, ridete, Einaudi, Torino 2007

Trasmissione culturale e cambiamento

Trasmissione culturale e cambiamento

Nella trasmissione culturale esistono tutti i gradi di conservazione o velocità del cambiamento, ma vi sono meccanismi come il linguaggio e la ritualizzazione che tendono a mantenere tutti i membri della società in forte contatto reciproco e a rendere relativamente omogenei i comportamenti individuali. L.L. Cavalli Sforza, L’evoluzione della cultura, Codice edizioni, Torino 2004


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